Prototipo di Istituto Penitenziario di Media Sicurezza

2001 (Giudicato nel 2004, mostra: giugno 2005)

Concorso/competition

Ruggero Lenci (capogruppo/team leader)
Salvatore Forgione
Stefano Catalano, Giovanni Criscione, Nilda Valentin
 










Prototipo di Istituto Penitenziario di Media Sicurezza

Il prototipo dell’Istituto penitenziario di media sicurezza presentato al concorso bandito dal Ministero di Giustizia mira a realizzare un padiglione detentivo ibrido nel quale possa aver luogo sia la custodia che il trattamento del detenuto. Quest’ultimo aspetto è stato considerato fondamentale, in linea con le disposizioni del DPR 30 giugno 2000. Nel progetto viene ricercato un rapporto ottimale tra l’individuo e la collettività dei detenuti secondo un modello che li raggruppa in base ad affinità valutate da un punto di vista psicologico. L’intento è che all’interno del padiglione detentivo per 200 persone i gruppi trovino un rapporto di tipo familiare con la “casa” che li dovrà ospitare e con gli altri individui. A tal fine il progetto evita schemi aggregativi seriali nei quali il detenuto potrebbe smarrire la propria identità, basandosi invece sull’idea di uno stellare irregolare, innovativo, che produce un impianto architettonicamente qualitativo, che sia funzionale, fattibile e tale da richiedere un esiguo numero di guardie penitenziarie per la sorveglianza. L’irregolarità è costituita dal fatto che la sua geometria presenta due angoli di 110° e uno di 140°. Ciò al fine di consentire l’inserimento, in presenza dell’angolo maggiore tra i due bracci, di una volumetria articolata – contenente una sala polifunzionale, una biblioteca e una mensa – nel cui interno si genera una tripla altezza sulla quale si affacciano tutti i livelli. A differenza della multipla altezza propria del tradizionale corpo di fabbrica cellulare – nel quale è presente una continuità verticale costituita dal triste spazio vuoto centrale sul quale si affacciano i ballatoi che danno accesso alle celle – questa spazialità decentrata rispetto alle ali detentive risulta utile a rendere possibile l’interazione tra l’architettura della casa comune e i detenuti che la vivono. Dai due piani delle celle detentive è infatti possibile interagire visivamente con questo spazio, sia pur attraverso le grate, riuscendo a stabilire un rapporto più diretto ed efficace con gli ambienti comuni. E’ principalmente in questo modo che il progetto tende a realizzare quell’idea di ambiente che vuole costituire una possibile risposta architettonica in linea con le innovazioni apportate negli altri settori che si occupano del recupero del detenuto. La massima preoccupazione è stata quindi quella di concepire la complessa macchina dell’organismo detentivo in termini di fruibilità e vivibilità, nel rispetto delle normative e dei regolamenti vigenti, ottimizzando l’impiego del personale di vigilanza e predisponendo gli impianti tecnologici a una facile ispezionabilità.
Venendo agli aspetti della fruibilità e della vivibilità, l’obiettivo è stato quello di accorpare le diverse parti che compongono l’istituto così da formare entità autonome totalmente vivibili e autosufficienti. Le funzioni contenute all’interno del prototipo sono state distribuite in modo da risultare perfettamente fruibili sia dai detenuti che dalle guardie penitenziarie nei modi richiesti dalla normativa, nonché vivibili in modo ottimale sia per la qualità che per la quantità degli spazi, nonché per le caratteristiche di illuminazione naturale e per la varietà delle visuali esterne delle superfici a verde. Per quanto riguarda il rispetto delle normative di sicurezza e dei regolamenti vigenti il progetto opta per l’inserimento di scale di sicurezza sulle testate dei tre bracci dei padiglioni, al fine di rendere possibile l’evacuazione in caso di un incendio. Ma come rendere le scale di sicurezza compatibili con le esigenze di controllo proprie di un istituto di detenzione? Il problema è stato risolto attraverso l’adozione di un ponte mobile incernierato sulla scala che, per mezzo di martinetti idraulici, si ribalta e chiude la scala stessa. Quando e se necessario questo ponte può essere ribaltato e abbassato fino ad appoggiardi su un profilo a “L” ancorato alla testata dell’edificio, così da permettere la continuità calpestabile tra il corridoio del braccio detentivo e la scala di sicurezza. I parapetti del ponte sono fissi e, quando questo è alzato, rientrano nel pianerottolo della scala. La struttura del ponte è in ferro e il suo piano è realizzato in grigliato metallico.
Venendo all’ottimizzazione dell’impiego del personale di vigilanza, tale requisito è stato tenuto nella massima considerazione. E’ possibile osservare che il progetto aggiunge alcuni forti caratteri innovativi a uno schema molto apprezzato e ben collaudato da questo punto di vista. Primo tra tutti va sottolineato l’angolo di rotazione che genera i tre bracci dello stellare: non più tre angoli uguali da 120° ma due angoli da 110° e uno da 140°. Sia nello schema tradizionale (120°x3), che nel prototipo qui proposto, gli assi dei corridoi di accesso alle celle detentive e ai vani collocati al piano terra convergono in un punto situato nel centro dello stellare, rendendo pienamente visibili tutti gli spazi distributivi da un’unica guardia penitenziaria per piano, ivi compresi il corridoio di accesso allo stellare collocato al piano terra e l’atrio a multipla altezza dal quale si accede alla sala polivalente e alla biblioteca.
Il progetto prevede pertanto padiglioni a tre bracci con celle ai piani primo e secondo, e altre attività al piano terra: mensa; cucina con dispensa, celle frigo e accesso carico/scarico; biblioteca; sala polivalente; aule didattiche; sala insegnanti; stanza assistente sociale; stanza psicologo; stanza educatori; stanza cappellano; cappelle; spaccio generi alimentari; stanza socialità; deposito.
Da un punto di vista strutturale lo stellare è composto da cinque strutture indipendenti giuntate tra loro e precisamente: braccio ovest; braccio nord; braccio est; nodo centrale; corpo sala polivalente/biblioteca/mensa. L’edificio consta di tre piani fuori terra e di un piano interrato ispezionabile per gli impianti. Il piano terra ha un’altezza utile di 3,44 ml. e un’altezza da finito a finito di 3,84 ml., con un pacchetto solaio di 0,40 ml. I piani primo e secondo hanno un’altezza utile di 2,70 ml. e un’altezza da finito a finito di 3,10 ml., con un pacchetto solaio di 0,40 ml. Il livello interrato per la galleria degli impianti ha un’altezza di 2,30 ml. e un’altezza da finito a finito di 2,70 ml., con un pacchetto solaio di 0,40 ml. Il pacchetto di copertura include, oltre al solaio, un’adeguata coibentazione, l’impermeabilizzazione, la finitura terrazzata e le pendenze per lo scolo delle acque piovane verso i discendenti collocati nei cavedi ispezionabili.
I bracci sono costituiti da un corpo triplo con pilastri ubicati sui muri perimetrali e pilastroni cavi a forma di “V” sui corridoi. Questi ultimi fungono, oltre che da elementi strutturali fortemente irrigidenti tutto il telaio, anche da cavedi per gli impianti, perfettamente ispezionabili dai corridoi, nei quali si accede tramite dei portelli. Ogni braccio è dotato di due corpi scala: un primo corpo scala posizionato centralmente e utilizzabile regolarmente, un secondo corpo scala posizionato sulle testate, utilizzabile in caso d’incendio attraverso un particolare meccanismo totalmente ed esclusivamente azionabile dall’esterno dalla Polizia penitenziaria (già descritto). Oltre alle celle, i piani detentivi dello stellare contengono le stanze per la socialità (una per braccio accessibile direttamente dal braccio stesso), la medicheria, la barberia, la stanza per i colloqui con il vice Direttore, un servizio igienico per la Polizia penitenziaria e uno spazio per la pulizia. Al centro del nodo è inserito il posto di controllo, costituito da una stanza esagonale in struttura di acciaio inossidabile e vetri corazzati, all’interno della quale è inserita una consolle poligonale completa di comandi e monitor che ne occupa cinque dei sei lati.

Detention Facility Prototype

The goals of this entry to a national competition is to group all the areas needed in a penitentiary institution in one unique building prototype so as to create completely livable and self-sufficient pavilion units. The structure’s various functions are distributed in such a way as to create spaces to be used independently by both prisoners and penitentiary guards. Natural illumination and external views were highly important considerations. The project adds innovative features to a pre-existing and well-tested scheme: the detention three-wing-star-pavilion. Firstly, the angles between the three wings are not the typical 120° angles; two of the angles are 110° while the third is of 140°. Both the traditional and the proposed prototype schemes have internal axial corridors which, providing access to the cells and other spaces, converge towards the center of the building. A single control area is located in this spot per floor where it is possible for one guard to visually keep watch over all circulation areas. The project proposes the wings on the second and third floors to hold the inmates’ cells. The wings at the ground floor hold instead a series of spaces including the cafeteria, the kitchen, food storage and refrigerant cells, loading and unloading service areas, a library, a multi-purpose and projection room, laboratories, classrooms, a social assistant room, the psychologist’s office, boarding schools, chaplain and social rooms, chapels, a food shop and a general deposit area. The maximum number of inmates per floor is 100 and the building’s maximum capacity is 200. Each wing has a social room with direct access from the internal corridor. The two upper floors each have a first-aid room, a barber space, shower and changing rooms for the guards, a maintenace room and the Vice-Director’s meeting room. The cells have varying dimensions to offer a wide range of possible internal configurations. The building structure is based on external concrete rectangular columns and internal hollow concrete V-shaped bearing walls. The latter structural system defines vertical chases for internal plumbing and mechanical shafts, so as to easily pass through all floors and remain well-accessible from the corridors for regular maintenance. Each wing has two staircases: the one located in the central part of the building is to be used regularly, while the second, located at the end of the corridor, is to be used only in case of emergency. This stairway can be operated only by penitentiary guards, through an electro-mechanical device able to close its access through a movable steel pedestrian bridge that, once open, connects the stair to the building. The whole project comprises three star-shaped buildings connected to a service center containing common spaces such as the acceptance area, interviews rooms, common services for the inmates’ families and waiting rooms. Outside the detention facility’s wall is a single volume containing the sally-port, the quarters for the guards and the directional offices.


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